Truffa fotovoltaico – sequestro in tema di responsabilità degli enti ex 231/2001

Truffa fotovoltaico – sequestro in tema di responsabilità degli enti ex 231/2001
Stefano Pipitone

Fotovoltaico e serre, la Corte Cassazione si pronuncia ancora un volta sul delicato tema del sequestro impeditivo dei beni.

Il Supremo Collegio ha affermato l’autonomia del sequestro impeditivo, disposto ai sensi dell’art 321, comma 1, c.p.p. (sequestro preventivo), rispetto alle misure interdittive previste espressamente dalla normativa che introduce la responsabilità degli Enti, D.Lgs 231/2001, con particolare riferimento al sequestro  ex art. 53 D.lgs 231/2001.

Nella sentenza allegata, la S.C. è stata chiamata ad pronunciarsi sul sequestro di tre impianti fotovoltaici e su una ingente somma di denaro, pari a quasi 8 milioni di Euro.
La misura cautelare reale traeva origine da un indagine per truffa contrattuale aggravata.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero ottenuto erogazioni pubbliche per la realizzazione di serre fotovoltaiche che, in realtà, una volta ultimate non sarebbero mai state adibite a coltivazione agricola, (come al contrario imponeva il bando per il finanziamento).

La pronuncia della Cassazione merita attenzione perché ribadisce la legittimità del sequestro impeditivo ex art. 321, I comma, c.p.p. degli impianti fotovoltaici ai danni della società indagata ai sensi dell’art. 5 e 24 D.lgs 231/2001.
Per i non addetti ai lavori, i citati articoli disciplinano l’ipotesi che una società venga indagata in un procedimento penale per reati che si suppone siano stati commessi (da amministratori o sottoposti) nell’interesse o vantaggio dell’ente.

In particolare, la S.C. ha affermato la non coincidenza ermeneutica tra il sequestro preventivo previsto previsto dall’art. 321, I comma, c.p.p. ed il sequestro ex art. 53 D.lgs 231/2001, (dalla portata applicativa più limitata): si tratta di due strumenti giuridici assolutamente autonomi dotati ciascuno di un proprio raggio di azione.

I giudici di legittimità nella sentenza si sono altresì soffermati sul rapporto tra le specifiche misure interdittive previste dal d.lgs 231/2001 ed il sequestro impeditivo, chiarendo che: “Mentre la misura interdittiva paralizza l’uso del bene criminogeno solo in modo indiretto, (quale effetto di una delle misure interdittive), al contrario, il sequestro (e la successiva confisca) colpisce il bene direttamente, eliminando per sempre il pericolo che possa essere destinato a commettere altri reati. Il sequestro, infatti, è diretto contro le “cose” che abbiano una potenzialità lesiva.”

La sentenza in esame rappresenta un’ulteriore conferma del preoccupante fenomeno di superfetazione delle misure cautelari reali a disposizione di inquirenti.

In presenza di un’ipotesi di reato, oggi più di ieri, la Procura della Repubblica deve semplicemente scegliere quale strumento usare, tra i tanti a disposizione, per paralizzare l’utilizzo di un bene in danno dell’indagato. In attesa che il processo ne riveli la legittimità.

Un ultima considerazione relativa alla neointrodotta Legge n. 9 del 09.01.2019, cd. spazzacorrotti, che, di fatto, ha abolito la prescrizione. 
È utile ricordare ai non addetti ai lavori come in presenza di misure cautelari reali, (sequestri), in un numero rilevante di casi i beni rimangono congelati sino alla sentenza definitiva.

Bene, in assenza di prescrizione, senza nessuno strumento alternativo su tempi e durata del processo, la sentenza definitiva potrebbe arrivare anche dopo decenni e, con essa, il dissequestro e la restituzione dei beni all’imputato riconosciuto innocente.

Questa è la ragione che ha spinto l’Unione Camere Penali Italiane, insieme ad oltre 150 docenti di diritto penale e di procedura penale, a contestare con forza questa “riforma”.
Qui il testo dell’appello al Presidente della Repubblica da parte dell’Accademia e dei Penalisti italiani.