Locali e disturbo della quiete. Il gestore risponde per gli schiamazzi

Locali e disturbo della quiete. Il gestore risponde per gli schiamazzi
Stefano Pipitone

Disturbo della quiete pubblica.
Il gestore del locale risponde anche per il chiasso degli avventori

L’estate ha pregi e difetti.
Tutti cercano il riposo, ma molti lo interpretano in modo diverso.
C’è chi auspica il silenzio e chi ama la vita notturna. Le due cose, si sa, mal si combinano.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 28570 del 2 luglio 2019,  ha affermato che il gestore di un locale pubblico risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone (art. 659, comma 1, codice penale) non soltanto quando i rumori derivano dal locale, ma anche nel caso in cui gli schiamazzi siano arrecati dagli avventori “in sosta” davanti al locale.

Per la III Sezione della Cassazione (Giudice estensore dott. Cerroni), il gestore assume una posizione di garanzia dalla quale deriva l’obbligo di vigilare che la frequentazione della propria attività non si traduca in comportamenti contrai alle norme a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica.

In sintesi, il gestore del locale non è soltanto responsabile per le sorgenti rumorose, (musica), provenienti da dentro l’attività, ma anche del parlato (chiasso) degli avventori e pure di quello proveniente dalle persone presenti (e in sosta) davanti all’uscio dell’esercizio.

La Corte ha precisato altresì come il reato abbia natura eventualmente permanente.

Ciò significa che anche una sola condotta rumorosa o di schiamazzo, in certe circostanze, quando arreca un disturbo alle occupazioni o riposo delle persone può integrare il reato.

Non è necessaria la prova che il rumore abbia disturbato una “platea diffusa di persone”.

È sufficiente l’idoneità del fatto a disturbare un numero indeterminato di individui, senza che sia necessario l’effettivo disturbo.

I Giudici hanno richiamato sul punto il precedente giurisprudenziale di una condanna comminata in danno del proprietario di cani che, tenuti in un giardino, non ne impediva un continuo abbaiare che disturbava il riposo delle abitazioni vicine (Cass. Pen. – Sez. I – sent. n. 7748 del 24.01.2012, Giacommasso).

In conclusione, il gestore ha l’obbligo giuridico di controllare (anche ricorrendo all’Autorità di Polizia) che la frequenza del locale da parte dei clienti non sfoci in condotte contrarie alla tranquillità pubblica.

In questo caso, la Cassazione ha confermato la condanna già pronunciata in primo grado dal Tribunale di Firenze.